Si
è come quei periodi stagionali transitivi, quelli in cui anche se il freddo ti
penetra ancora nelle ossa, c’è lì il sole che lotta per diluire quel brivido
che trapassa la carne. Si è come su di un eterno filo e camminarci sopra e una
sfida che la leggerezza che abita nelle ossa si volesse opporre alla formula
fisica della gravità.
Infondo
le formule non possono nulla nei confronti della fantasia di un corpo, ed alla
sua resistenza che si oppone, le formule non sono altro che il frutto della
fantasia del corpo medesimo.
Allora
io mi appello a questa fantasia e continuo a creare intorno a me muri solidi di
parole e dietro questi interminabili vallate di silenzi, al centro fabbricherò
la mia casa di ossa e amore, e lì abiterò con l’unica mia regina e il mio
fedele cuore.
Nessuno
spezzerà la felicità che lì sacra aleggia.
Però
prima devo superare questa vita di lotta quotidiana.
Però
quel progetto c’è già, nel mio cuore stesso.
Partirò
domenica e tornerò forse a Novembre a casa, non ho un volto da festa, solo una
desolazione assordante dentro, e non so perché.



