lunedì 17 settembre 2012

-/* Castle */-

Si è come quei periodi stagionali transitivi, quelli in cui anche se il freddo ti penetra ancora nelle ossa, c’è lì il sole che lotta per diluire quel brivido che trapassa la carne. Si è come su di un eterno filo e camminarci sopra e una sfida che la leggerezza che abita nelle ossa si volesse opporre alla formula fisica della gravità.




Infondo le formule non possono nulla nei confronti della fantasia di un corpo, ed alla sua resistenza che si oppone, le formule non sono altro che il frutto della fantasia del corpo medesimo.


Allora io mi appello a questa fantasia e continuo a creare intorno a me muri solidi di parole e dietro questi interminabili vallate di silenzi, al centro fabbricherò la mia casa di ossa e amore, e lì abiterò con l’unica mia regina e il mio fedele cuore.


Nessuno spezzerà la felicità che lì sacra aleggia.


Però prima devo superare questa vita di lotta quotidiana.


Però quel progetto c’è già, nel mio cuore stesso.









Partirò domenica e tornerò forse a Novembre a casa, non ho un volto da festa, solo una desolazione assordante dentro, e non so perché.

lunedì 3 settembre 2012

#^/Nell'Eternità/^#


Il respiro si fa più pesante e gli occhi guizzano da parte a parte. Mi gira la testa,  mi si appannano gli occhi, le ciglia diventano bagnate, i respiri si fanno irregolari, diventano ansimi, e dentro una voragine mi ingoia. Lo stomaco si attorciglia e mi sale una gran voglia di prendere a pugni me stessa, questo ammasso putrido di carne inutile, pigra e paurosa. Questo vortice inumano di ogni orribile e fetido difetto che mai nessun’essere dovrebbe meritare di avere. Io si.

E guardo foto, e immagino parole, lontane nelle ore notturne si perdono. Le stronzate dette, le risate sguaiate e l’alcol, e le sigarette condivise, nascoste da probabili occhi indiscreti. Io non sono lì.

 E non distinguo più se vivo o vegeto, se respiro o se è solo un riflesso condizionato dal sole che nasce, dal giorno che si fa via via, dal buio che sopraggiunge e dalla notte che avvolge.

Ma la mia gola resta chiusa, serrata e la mia mente girovaga, va in ogni dove, dove tu e io ci siamo, dove ci sono altri, dove ci sono solo io che chiudo questa maledetta finestra da cui non entra altro che punte di ghiaccio. Si conficcano nel mio cuore, una dopo l’altra, fredde, taglienti, nette, entrano anche dalle fessure, da ogni piccolo spiraglio di questa muraglia che mi sono costruita attorno e non regge. Soffia questo vento gelido, soffia sul mio corpo ingombrante, fermalo così, immobile, solo, non voluto.

Tu, ad ogni passo che faccio, Tu, in ogni singolo pensiero, Tu , in ogni mia più stupida fantasia.


Tu, non ti voglio più.





Non sono più nulla, eppure sono tanta, vorrei essere cenere e trasportata dal vento, e poi dimenticata. Nell’Eternità.