giovedì 24 marzo 2011

-.^ Ma una tavolata così, e come cibo solo parole ^.-






1. Gabriele D'Annunzio
2. Eduardo De Filippo
3. Keith Haring
4.Luigi Pirandello
5. Anne Frank
6. Christiane F.

7. Banana Yoshimoto



Al primo, il mio unico Dio, degno di portare questo nome chiederei solo di cibarmi delle sue parole, della sua passione, di Lui.

Con il secondo converserei del palcoscenico mondiale, mi gusterei parola per parola l'illustrazione di un'umanità che si mostra, vergognandosi.

Al terzo farei disegnare un mondo nuovo, così per provare a vedere attraverso gli occhi di un'artista.

Del quarto in silenzio ascolterei vite parallele, e universi diversi e divergenti per accogliere il degrado moderno.

Con la quinta condividerei tanti sogni e tante prospettive, mi farei raccontare della paura e cosa vuol dire assaporarla.

La sesta mi porterà fuori dai confini di "brava ragazza", spezzando stereotipi stretti, uscendo fuori di testa con i suoi racconti sull'eroina.

E l'ultima concluderà con perfezione il tavolo, mi parlerà a lungo di quello che non siamo e che indiscutibilmente dovremo essere, senza farmi venir voglia di morire, ma di vivere.


E mi ciberò di loro, facendomi pietanza di curiosità.


lunedì 21 marzo 2011

-#^ Il mondo in un barattolo di nutella ^#-

Voglio essere quella persona che quando ti giri per parlare con i tuoi sogni, è già andata via, e in te resta solo il minimo dubbio di dove sia andata. Ma infondo non può toccarti la sua assenza, perché lei è eterea, perché lei non vuole esistere, perché lei è ciò che vuole essere.
Vagare indisturbata in cuori troppo aperti, e far vagare in te persone che di te non capiscono nulla. Solo per il piacere di vederli perdersi, in te. Ma adesso, da qui, ammirare ciò che sei ti rende completamente furiosa, di capire che sei così perché qualche Dio divertente ha plasmato cose disparate e le ha unite in te. Non credere a nessuno, quando ti dicono che sei speciale, perché sei fatta così. Non gli credi, perché sai che sei fatta solo di immondizia, di ossa schifose che si devono solo buttare nella pattumiera. Per fare un favore agli altri, per fare un favore a te.


I fantasmi non esistono.
Li abbiamo inventati noi.
Siamo noi i fantasmi! [Cit. "Questi fantasmi" Eduardo De Filippo]
 

giovedì 17 marzo 2011

.^-Immediata-^.

Siamo specchi, dietro cui aleggia un sentimento di ribellione al nostro essere.
Siamo forme che vivono vite isolate.
Siamo alberi in fiore, morenti.
Siamo ciò che di più bello e crudele possa mai esistere.
Siamo quello che più di tutto temiamo e odiamo ma che pazzamente amiamo.

Si accumulano ostacoli, si guardano in prospettive mai analizzate, capendo la forza di distruzione che siamo. Il pensiero di un lento disgragamento, di un vile passaggio al di là, fa felice tutti e infelice me stessa.
Confronti di occhi sparsi, solo gocce di acqua perse nel vento del giorno, che sprezzante ti lascia spezzato a metà da cio che non volevi vedere. Caramelle di cibo animano il tempo che danza a suon di singhiozzi ripetuti, e l'invocazione di Dio della solitudine echeggia nelle valli deserte di un cuore in disuso. Un cervello delicato sprigiona fragranze inaccessibili, che sanno di tristezza e svilmento. Sfiorisce un'anima abbandonata a se stessa, su un piccolo balcone di cielo stellato, e quelle stesse stelle sono occhi scrutatori. Solo un paio guardano con affetto eppure sono lontani. Orecchie mute percepiscono la voce tenera di un solo tocco di campana, e lì finisce un corpo macerato, avvilito, sfiancato.
Tra polvere e cenere voleranno le ossa, e il sangue si prosciugherà, come assorbito dalla terra avida di quel liquido rosso.

E io sarò immediata, come lo sono sempre stata.

sabato 12 marzo 2011

_#_*Febbre, pensieri, cibo e altre taglie*_#_

Essere, davanti ad un enorme contenitore di pasta all'uovo, con quello stesso ragù, che speri possa essere sangue, e la carne, che sai che è la tua, è totalmente snervante. Il ciclo che non voleva tornare, mi ha reso furiosa per due giorni, per il senso di fame, che durante la settimana di influenza padroneggiavo totalmente e che in questi giorni mi ha fatto fare la cosa più eccessiva che io abbia mai fatto da quando Ana mi ha abbracciato.
Lentamente ho preso la pinza della pasta e contro il mio volere ho alzato quelli stessi fili infernali, il pomodoro gocciolava, come gli inutili "No" del mio cervello, mi sono trovata davanti un piatto enorme di fumo e cibo. Vuoto totale quando quello stesso piatto l'ho rivisto vuoto, per due volte di fila, e accanto a me mia madre che gorgogliava di gioia. 
Lo stomaco traditore sembra voglia fuggire, gonfio di carboidrati dalla mia pancia. Per me può andare via, io non lo voglio più. Non ha senso continuare a combattere se riesco sempre a rovinare tutto. Il senso di magrezza lo sto perdendo e non voglio. Il risultato piccolo, timido, forte e impregnato dalla presenza di Ana c'è, una taglia 44, che sembra grande per la mia pancia che piano si ritira, ma che mi ha permesso due nuove paia di pantaloni.
Voglio solo due numeri, voglio la mia 38. La pretendo.
Forse l'oblio del tempo mi porterà un giorno a dire "Guarda com'ero", ora sono forte nell'affermare "Guarda come sarò!", lo pretendo.
Stasera digiunerò alla festa di una mia amica, mi ciberò solo di nicotina, la mia morte/salvezza.
Sono solo taglie, sono le mie taglie, una sola sarà la taglia vera. Chi sa qual'è?