Quanto ci può essere di vero nelle parole? E da questo,
quante probabilità ci sono di esser presi in giro?
Io mi trovo su questo ponte, è stretto, è freddo, è isolato.
E non so se proseguire o tentare di tornare alla terra ferma. Essere sospesi
non è bello e non riesco a scorgere cosa c’è dall’altra parte. Vedo solo una
grande nube, grigia.
Ho paura.
Solo che adesso io sto brillando, indico strade a persone
che vorrei mi lasciassero decidere in pace, vengo afferrata a da persone dalle
quali, alla fine, mi piace essere afferrata ma alle quali non mi voglio
concedere più di tanto. Non posso più essere la gemella di me, ho lasciato quel
costume in un angolo e gli ho dato fuoco.
Solo che adesso quel fumo intasa le
cavità del mio scheletro e non consente il respiro, il pensiero, il movimento.
Sono ancora ferma su poche, pochissime convinzioni,
condizioni, convenzioni che vedo tramontare come in questo periodo in cui il
buio si avvicenda presto, nell’apice di quello che potrebbe essere lo splendore
del dì.
Non chiedo a nessuno di salvarmi.
Adesso devo fare io la mia mossa.
Ferire gli altri e salvare me stessa? Ferire me stessa per l’ennesima
volta nel tentativo di salvare una qualunque altra persona?
Il fatto è che mi piace essere sempre apposto con la
coscienza. E il guaio è che mai nessuno può stare apposto con la coscienza, perché
proprio io devo farmi divorare dai sensi di colpa quando basterebbe un semplice
“Ho da fare.” affinché tutto finisca?
Per l’ennesima volta vorrei sparire.
Ma perchè sono brillante quando vorrei solo spegnermi?
73.4. Schifo.
73.4. Schifo.